sabato 17 febbraio 2018

Laboratorio 'con' Keith Haring

Alla ricerca di libri su Klimt...
ci siamo imbattuti in un testo che ci ha colpito per i colori (come l'artista avrebbe voluto) e la sua freschezza su Keith Haring.
...Una mostra visitata l'estate scorsa (post).

Che possa piacere o meno...
Se uno dei suoi intenti è stato quello di arrivare alle persone...
Di sicuro Haring ci è riuscito.
Il suo è un segno inconfondibile e unico...

Chiunque veda un suo lavoro, può solo riconoscerlo come un tratto distintivo.



Lasciandoci spunti di approfondimento.



Inoltre...
Che coincidenza!!! Guardate un po'?! Un paragone con Maya e Aztechi.



"Arte: un'unica realtà
L'arte di Haring è spesso associata a quella dei Maya e degli Aztechi o degli aborigeni australiani, quasi forme di scrittura in cui le figure nascono l'una dall'altra senza soluzione di continuità. La Pittura è una pratica rituale e una forma di narrazione, che non distingue la storia dalle leggende, l'ambiente dalla geografia, la medicina dalla magia. Quelle che per l'occidente sono distinte forme del sapere, per gli aborigeni e per le culture precolombiane costituiscono un'unica realtà armonica."






La costruzione di un Libricino è stuzzicante...
Inoltre, l'idea di creare qualcosa che non sia completamente una fotocopia dell'artista, ma a nostra volta poter creare dall'idea dell'artista stesso...
Lo abbiamo trovato più elettrizzante.
E poi, i Libri hanno sempre il loro fascino, giusto?

Decisa l'opera da riproporre, si passa la lavoro manuale.




Un foglio alto 13 cm lungo 53 cm.
Con la matita si segnano le distanze sulla lunghezza a 9, 9, 11 ancora 11 e in fine rimarrà 13 cm


a tali distanze si effettuano delle pieghe in modo da far risultare una specie di fisarmonica disallineata.


si prendono le stampe e si incollano in modo da sormontare anche le pieghe del foglio.


poi si esegue con il taglierino il taglio necessario a far si che le pieghe si possano aprire


si apre completamente il foglio...
e ora posiamo inventare in piena libertà il resto del capolavoro (magari lasciando inalterate le caratteristiche principali dell'artista stesso).



Libri Expand





Hahahahaha.... Edoardo sembra aver subito influenze da Mirò...
Una curiosità...
In rete (giochiecolori.it) abbiamo trovato questo:
Un gioco simpatico.



martedì 13 febbraio 2018

Geografia e Storia con il Carnevale

Un modo divertente, e se vogliamo anche classico per un homeschooler, di affrontare queste materie; fare un ripasso di geografia e leggere qualche curiosità storica.




In quale contesto storico è sorto il carnevale?


E' interessante notare che sin dalle popolazioni antiche, guarda caso quelle che stiamo studiando, si aveva l'abitudine di travestirsi e fare festa per onorare i propri Dèi...
Parliamo addirittura dei Babilonesi, i Fenici e gli Egizi.
Ai Romani, per esempio, piaceva banchettare e fare baldoria usando dei travestimenti; Mentre i Greci lo facevano per onorare il Dio del Vino.

Poi, con il Cristianesimo, questa festa pagana fu bandita e in un secondo momento reintrodotta con l'imposizione del digiuno dalla carne per quaranta giorni prima di Pasqua.

Da noi, in Italia, vi è la particolarità che ogni regione viene rappresentata da una maschera che in qualche modo ne fa le veci e racchiude tradizioni tipiche della regione stessa.
Possiamo anche vantare carnevali famosi in tutto il mondo, tra cui Venezia e Viareggio.


Lo ammetto, non abbiamo mai approfondito ogni specifica maschera. Non le ho mai amate, nemmeno da bambina. Le trovavo grottesche con accezioni negative.

Per noi, come per gli antichi, è sempre stato un modo per fare festa e poter interpretare un personaggio, a volte più di fantasia a volte meno, anche solo per qualche istante... 
E tanto divertimento.





lunedì 12 febbraio 2018

Un giorno con... Sumeri e Babilonesi

hahahaha....
Che dire?!

Il bello dell'Homeschooling è proprio questo: poter dedicare il tempo che si vuole, il tempo che si ritiene necessario alle proprie curiosità.

E, diciamocela tutta...
Queste popolazioni antiche non hanno mai "spopolato".

Noi, però, non ci siamo scoraggiati.
E, nonostante tutto, siamo riusciti a trovare degli aspetti interessanti...
O, perlomeno, a non annoiarci.





Il Codice di Hammurabi.



In aiuto ci è venuto incontro un libro, preso in biblioteca, che trovatosi davanti ai nostri occhi ci chiamava: "prendimi... prendimi"
La verità?
Un paio di giorni prima una mamma homeschooler (lalunadicarta) lo aveva raccomandato... e come per "magia" ce lo siamo trovati di fronte. Preso al volo.

Ne siamo rimasti entisiasti.
Siamo noi la Storia - babalibri



Dà una visione di insieme degli accadimenti molto interessante.

venerdì 9 febbraio 2018

Leggere è un'avventura

Eccoci alle prese con un nuovo libro.


Così recita la descrizione:

Pensate che leggere sia noioso? Allora non avete mai partecipato al super­reality "L'isola dei personaggi famosi", dove un gruppo di ragazzi si trova a vivere "dentro" celebri romanzi, tra esploratori, detective e piccole donne, maghi, gnomi e streghe, gabbiani, cavalli e cani che forse sono lupi, giardini segreti e giungle pericolose. Al gran ballo ogni Elizabeth potrebbe incontrare il suo Darcy, a teatro c'è un minaccioso burattinaio di nome Mangiafuoco e non può mancare un sottomarino con il quale, insieme al capitano Nemo, scoprire i misteri dei fondali. E la grande avventura finirà con una caccia al tesoro (attenti ai pirati, però) in cui gli indizi vanno cercati nei libri e che, naturalmente, terminerà in una misteriosa biblioteca... Insomma, i protagonisti scoprono che la lettura è un'attività avventurosa, divertente, istruttiva e perfino creativa, e leggere significa perdersi in altre epoche e altri mondi, e scoprire nei personaggi che ci emozionano qualità, difetti, passioni che solo grazie ai grandi libri possiamo ritrovare in noi stessi. Età di lettura: da 8 anni.

Personalmente ho cominciato a storcere il naso per questo "superreality

Però... mi sono ridestata sull'avere sani principi, tra cui non avere pregiudizi.
E la descrizione ha ben fatto il suo lavoro pubblicitario.

Andiamo avanti con la nostra lettura nonostante, già, le prime perplessità...
Ma nulla ci entusiasma.

Fino al punto che abbiamo deciso di gettare la spugna.
se non altro perché il piccolo lettore è  Edoardo (9 anni)
e lo ha sempre fatto con malavoglia.
Tutt'altro che invogliato, solleticato e incuriosito.

Che dire?!
Se qualcuno lo avesse letto tutto e ne avesse trovato dei risvolti interessanti...
Si accettano ben volentieri recensioni.
Siamo pronti a rivedere la nostra posizione (non avendolo terminato).

mercoledì 7 febbraio 2018

Coordinate Geografiche

Un ripasso sui Meridiani e Paralleli ci ha portato alla scoperta di questo semplice e simpatico video...
che troviamo esaustivo, per il momento.
Se ne trovano diversi in rete, ma questo ci è piaciuto di più.

Lo condivido.


domenica 4 febbraio 2018

Marconi, Volta, Tesla e l'Elettricità




Avete mai visto il film "L'apprendista Stregone" con Nicolas Cage?
C'è una scena bellissima in cui, con la musica e le bobine di Tesla si producono fulmini di elettricità danzanti...
davvero incantevole.




Una gita in famiglia ci porta al Museo della Tecnica Elettrica di Pavia.









Così, dopo qualche ricerca...
...solo per fare un'introduzione (per il momento).

E' molto probabile che molte di queste informazioni non ce le ricorderemo...

Le prime informazioni sull'energia elettrica, ci giungono dalla antica Grecia, circa all'inizio del VI° secolo a.C. da parte di Talètè di Milèto il quale scoperse che l'ambra, che in greco si chiama èlektron, se strofinata con un panno di lana acquista la caratteristica e capacità di attrarre corpi leggeri quali ad esempio piccoli pezzi di paglia.
Solo tre secoli dopo negli scritti di Teofrasto di Ereso si trovano citazione di altri materiali aventi le stesse capacità.
Nell'antica Roma troviamo negli scritti sulle scienze naturali di Lucio Anneo Seneca , la una distinzione fra gli effetti del fulmine, indicandone tre tipi con caratteristiche differenti e più precisamente: "il fulmine che incendia, quello che distrugge e quello che non distrugge".
Nel 1540 nasceva William Gilbert scienziato inglese che alla corte della Regina Elisabetta, grazie al sostentamento della stessa, iniziò i primi studi scientifici sul magnetismo, culminati nell'opera "De Magnete ". 
Verso la metà del 1600  i primi e vari esperimenti venivano eseguiti in Europa e negli Stati Uniti. Si cercava di capire a che tipo di energia si fosse davanti e quali caratteristiche potesse avere. I primi esperimenti e macchinari elettrostatici vennero eseguiti da parte del tedesco Otto von Guericke che lo portò alla costruzione della " Sfera elettrostatica " a strofinio.

Nel 1692 nasceva a Leida l'olandese Pieter van Musschenbroek che con i suoi studi ebbe il merito di aver concepito e costruito la " Bottiglia di Leida " il primo apparecchio in grado di accumulare energia elettrica, così da permettere l'esecuzione di vari esperimenti e ricerche scientifiche.
La vera distinzione ed attribuzione delle differenti tipi di cariche va attribuita allo scienziato statunitense Benjamin Franklin che, chiamò "positive" le cariche che si manifestano nel vetro e "negative" quelle che si manifestano nell'ambra. Franklin e ricordato ancora oggi per l'invenzione del parafulmine e per i suoi studi sulle scariche atmosferiche.
La legge secondo cui la forza esercitata tra cariche elettriche è proporzionale all'inverso del quadrato della loro distanza fu provata sperimentalmente intorno al 1766 dal chimico britannico Joseph Priestley. Questi dimostrò inoltre che una carica elettrica si distribuisce uniformemente sulla superficie di una sfera metallica cava e che, in condizioni di equilibrio, il campo elettrico all'interno di un conduttore è sempre nullo.
Nel 1745 nasceva il genio italiano Alessandro Volta che iniziò la sua attività di ricercatore e sperimentatore seguendo le ricerche di un altro italiano Luigi Galvani. Galvani fece i suoi primi esperimenti di elettrologia con le rane, scoprendo una certa elettricità animale, rivelatasi in seguito un errore.
Tra il 1785 e il 1787 un celebre fisico francese Charles-Augustine de Coulomb eseguì alcuni importanti esperimenti di elettrostatica, inventando e costruendo poi la " Bilancia di Torsione ", che gli consentì di effettuare alcuni esperimenti che lo portarono all'enunciazione della legge di Coulomb.
Nell'anno 1799 Volta costruì un dispositivo a cui diede nome di " apparato elettromotore ", che in seguito venne denominato come Pila di Volta. La pila di Volta era costituita da una serie di dischi in zinco e rame impilati uno all'altro, interposti ad essi vi erano dischi di feltro imbevuti di sostanza acida; era nato così il primo generatore statico di energia elettrica.
Circa 30 anni dopo l'inglese Michael Faraday proseguendo gli studi e le ricerche iniziate dal danese Hans Cristians Oersted e dal francese André Marié Ampérè scoperse che la corrente elettrica poteva essere generata da variazioni di un campo magnetico, studiò e scoprì il fenomeno dell'elettromagnetismo, gettò le basi per gli studi sull'elettrolito, inventò la "gabbia di Faraday" efficace parafulmine.
Importanti studi e relativa Legge furono fatti da Georg Simon Ohm che studiò i rapporti tra resistenza, tensione, corrente.
Nel 1797 nasceva Joseph Henry fisico statunitense famoso per la scoperta dell'autoinduzione, perfezionò gli elettromagneti e costruì i primi relè.
Il secolo XVIII° è stato sicuramente il più denso di scoperte ed invenzioni nel campo dell'elettricità e magnetismo nel 1802 nasceva Charles Wheatstone, fisico  ideò lo stereoscopio ed inventò un tipo di telegrafo che fu il primo ad essere impiegato praticamente. Inventò un ponte per la misurazione delle resistenze da cui  prese il nome (Ponte di Wheatstone).
Ad Hannover nel 1803, nasceva Henrich Daniel Ruhmkorff  elettromeccanico tedesco, costruì il  rocchetto ad induzione che da lui prese nome " Rocchetto di Ruhmkorff ". Si tratta di un trasformatore, ormai di valore soltanto storico, che permette di ottenere elevate differenze di potenziale.
Altri esprimenti e studi sull'elettrostatica ed elettromagnetismo furono portati avanti da fisico tedesco  Wilhelm  Eduard Weber che elaborò una teoria sui  fenomeni elettrostatici ed elettrodinamici ed un sistema di  unità elettrostatiche.
Nel 1816 nasceva a Lenthe Werner von Siemens, tecnico ed industriale tedesco, dopo un passato giovanile in carriera militare, lasciò l'esercito e fondò insieme ai fratelli l'azienda Siemens.
Altri studi importanti su elettricità ed elettromagnetismo furono portati avanti dallo scozzese James Clerk Maxwell che formulò un teorema per la risoluzione dei circuiti elettrici.
Nel 1826 nasceva a Liegi Zénobe Theophilé Gramme . Fisico portò avanti anch'egli importanti  studi ed invenzioni sull'elettrostatica ed elettromagnetismo. Nel campo dell'elettromagnetismo perfezionò la dinamo e costruì il primo alternatore per usi industriali.
Nel 1826 nasceva ad Aosta il vero ed unico inventore del telefono, Innocenzo Manzetti.
In Italia nel 1808 nasceva a Firenze Antonio Meucci a cui tutti attribuiscono l'invenzione del telefono, ma che lo stesso Meucci riconobbe al Manzetti. Altro inventore a cui si attribuisce la paternità dell' invenzione del telefono è l'americano Bell.
L'importanza dell'invenzione del telefono è decisamente una delle più grandi conquiste ottenute dall'uomo di quei tempi il poter comunicare istantaneamente con altre persone a voce aprì nuovi orizzonti nello sviluppo dell'umanità.
Con il perfezionamento degli studi e delle ricerche sull'elettromagnetismo si spalancarono nuove porte per la produzione e l'utilizzo come energia motrice dell'energia elettrica tramite dinamo ed alternatori.
I primi tentativi che si rilevarono in seguito pietre miliari per l'invenzione del campo magnetico rotante furono eseguite dall'italiano Antonio Pacinotti, che con il suo "anello" riuscì a costruire la prima macchina in grado di trasformare l'energia meccanica in energia elettrica continua.
Nel 1847 nasceva a  Livorno Piemonte un fisico italiano, che divenne poi di fama mondiale, il Galileo Ferraris. I suoi studi si concentrarono sul campo magnetico rotante e sulla teoria del motore asincrono, culminarono con la costruzione dei primi modelli di motore elettrico asincrono. 
Grande disputa di quegli anni era il sistema e le modalità per il trasporto dell'energia elettrica continua o alternata. Nel 1850 nasceva il francese Lucien Gaulard che grazie all'invenzione del trasformatore risolse il problema del trasporto a grandi distanze dell'energia elettrica, permettendo di elevare la tensione della stessa.
Un altra grande sfida di questi tempi era utilizzare l'energia elettrica come fonte di luce e sistema innovativo di illuminazione. Qui alcuni grandi personaggi si contesero l'invenzione della lampadina elettrica.
I primi esperimenti furono eseguiti dal Sir Joseph Wilson Swan in Inghilterra nel 1845.
Nel 1847 nascevano due personaggi, stesso anno vedi la coincidenza, a Milan nello stato dell'Ohio Stati Uniti D'America Thomas Alva Edison e a Piossasco Torino Italia Alessandro Cruto, entrambi contribuirono all'invenzione ed al perfezionamento della lampada ad incandescenza, un invenzione che esiste quasi immutata da oltre 120 anni (1878 accensione prima lampadina di Swan).
Nel 1849 nasceva in Inghilterra John Ambrose Fleming noto per i suoi studi sull'elettromagnetismo e per l'enunciazione " delle regole delle tre dita o regole di Fleming ". Nel 1904 inventò il diodo, la prima valvola termoionica a due  elettrodi, con l'invenzione del diodo si iniziano a vedere le prime avvisaglie di elettronica.
Importanti ricerche e studi furono eseguite da un altro scienziato e ricercatore Heinrich Rudolph Hertz, nato ad Amburgo nel 1857. Hertz fu lo scopritore delle onde elettromagnetiche che furono poi applicate dal Marconi per l'invenzione della radio.
Fisico statunitense di origine Jugoslava, nasceva a Smiljan [Croazia] nel 1857
Nikola Tesla furono molto importanti i suoi studi, sulle correnti alternate ad altissima frequenza, " Correnti di Tesla ". Realizzò il primo motore elettrico a induzione a corrente alternata, ciò contribuì ad un utilizzo dell'energia elettrica come trazione sempre più importante nell'industria.

Nel 1874 nasceva a  Bologna Guglielmo Marconi sicuramente il genio italiano più celebre  al mondo. Con gli studi e gli esperimenti sulle onde elettromagnetiche e la trasmissione  dei segnali nell'etere che culminarono con l'invenzione della radio si aprivano nuovi orizzonti per l'umanità intera.

Un souvenir.


Qui alcune curiosità raccontate dalla guida:
Nonostante l'elettricità fosse stata sperimentata da molti scienziati, Marconi fu il primo che inventò un "sistema". Cioè non solo la scoperta in sé, ma bensì la possibilità di utilizzare tale invenzione in maniera sistematica.
La storia dice che grazie all'invenzione di questo sistema le informazioni potevano girare più velocemente e permettere molte cose. 
La prima, la cattura di un omicida grazie alla trasmissione con il telegrafo senza fili  dell'identikit dell'uomo accusato.
Secondo, la possibilità di comunicare tra le navi mercantili in caso di necessità.
E, non ultimo, al momento della tragedia dell'affondamento del Titanic, poter avere notizie aggiornate nel giro di pochissime ore, prima di allora anche solo impensabile.



giovedì 1 febbraio 2018

Ancora Memoria... e la Civiltà Millenaria dei Nativi Americani

Questi "Indiani", lo sapete, ci piacciono tanto...



Abbiamo esplorato la loro cultura già quiquiqui e qui.

E la giornata della Memoria dei Nativi Americani.
... insieme allo studio delle civiltà antiche, non poteva che portarci a fare un'altra emozionante immersione in queste tradizioni.

A partire dal lontano Neolitico le popolazioni, che dall'Asia grazie allo Stretto di Bering ricoperto di ghiaccio (secondo gli storici) sono migrate in queste terre, si sono sparse per tutto il vasto territorio delle Americhe, dando origine, come sappiamo, alle svariate civiltà come i Maya, gli Aztechi, gli Incas, ma tante altre ancora nel centro sud e alle molteplici Tribù nel nord America.







La popolazione dei nativi americani era divisa in circa 250 tribù , distribuite in tutto il continente nordamericano, da sud a nord. Le più famose erano quelle degli Apaches , dei Sioux , dei Navajo , degli Cheyenne e dei Mohicani . Ogni tribù aveva un capo , con il compito di stabilire le regole della vita della comunità . Tutti gli appartenenti alla tribù avevano un compito da svolgere. Uomini, donne, anziani e bambini, ciascuno dava il suo contributo alla vita comune. Al contrario dei bianchi, gli indiani non combattevano mai per il possesso delle terre perché, secondo la loro concezione, la terra era di tutti.

Una Storia molto diversa da quella delle popolazioni della Mesoamerica. Non trovate?



I grandi protagonisti della religione dei nativi americani erano gli “spiriti” . Dominavano ogni cosa, dagli uomini alle piante e il più importante era il Grande Spirito o Manitù . I sacerdoti si chiamavano sciamani e avevano il potere di comunicare con gli spiriti e di guarire gli uomini dalle malattie . 
Ogni tribù aveva il suo totem , un palo di legno sul quale erano rappresentate le insegne della tribù o del suo capo. Ogni totem aveva due ali , perché gli indiani pensavano di essere “angeli che hanno un corpo”. Inoltre, vi erano sempre incise le fattezze di alcuni animali , per esempio la farfalla, l’aquila o il bisonte. Ognuno di questi animali rappresentava una “qualità” che la tribù desiderava possedere . Il cavallo, per esempio, rappresentava la libertà, l’aquila il potere spirituale, il lupo la lealtà, il bisonte l’abbondanza.






La preparazione di un piccolo libricino era d'obbligo...
Il primo da attaccare alla nostra gigantesca mappa, che abbiamo preparato per accogliere le antiche civiltà che affronteremo.

Informazioni generali, credenze, riti, dimore e tanto altro...







E... Per amore delle immagini... un altro film
Balla coi Lupi



Ma torniamo alla "memoria"...

Perché?

(fonte: dolcevitaonline)
È il 1519 quando il conquistadores spagnolo Hernan Cortés parte da Cuba, dove Colombo aveva costituito i primi insediamenti europei, alla volta del Messico con l’obiettivo di sottomettere l’antica civiltà azteca. Gli avventurieri spagnoli sono numericamente inferiori ma hanno dalla loro due assi nella manica: le armi in acciaio, che gli permettono di surclassare militarmente i rivali, e le malattie infettive. I conquistatori spagnoli sono portatori di virus mai esistiti nelle americhe e verso i quali i nativi non hanno anticorpi. Il contatto con il vaiolo e la peste stermina gran parte degli aztechi, che sono costretti a capitolare in pochi mesi. La terza arma dei conquistatori è la crudeltà.  Questa viene utilizzata a piene mani nella più difficile guerra contro gli inca, autori di una resistenza valorosa sotto gli ordini di Tupac Amaru, che verrà spezzata solo dopo decine di assedi ed esecuzioni di massa. Nella seconda metà del XVI secolo gran parte dell’America del centro-sud è sotto il giogo degli spagnoli. Al posto delle loro civiltà millenarie i conquistatori creano latifondi e miniere di oro e argento, dove far lavorare in condizione di schiavitù i nativi rimasti in vita.
All’inizio del Cinquecento, mentre gli spagnoli dilagano nella parte centrale e meridionale del continente, francesi ed inglesi iniziano a esplorare le coste atlantiche della sua parte settentrionale.
La situazione nelle terre settentrionali era molto differente rispetto al sud delle grandi civiltà mesoamericane. A nord del fiume Rio Bravo la popolazione indigena non superava i 12 milioni di persone, riunite in tribù indipendenti che vivevano secondo i precetti di dignità, fierezza e simbiosi con la terra. I primi coloni si stabiliscono in Florida, New Messico e in Quebec: gli indiani non li trattano con ostilità e lasciano loro prendere i terreni. Non hanno il concetto di proprietà privata e secondo il loro modo di vedere il mondo, la terra appartiene a tutti gli animali e a tutti gli uomini, inclusi quei bianchi arrivati via mare. Ma ben presto scoprono che gli europei la pensano diversamente e non vogliono solo stabilirsi in qualche terra, vogliono possederle tutte quante. Gli inglesi partono dalla costa est spingendo progressivamente gli indigeni verso ovest.
Alcune tribù non si ribellano apertamente, continuano a credere che il nord sia abbastanza grande per tutti e fare la guerra per il possesso non è nella loro indole, tuttavia non accettano neppure di essere colonizzati, non è nella loro indole neppure diventare schiavi. Si sentono, e sono, uomini liberi. Altre tribù invece capiscono da subito che gli uomini bianchi sono assetati di dominio e ricchezze, e decidono di provare a fermarli prima che sia troppo tardi. Le tribù più numerose, come i Sioux e gli Apache, decidono di opporsi con le armi. Per oltre tre secoli la conquista del nord continua a dare problemi ai coloni euro-americani, essi riescono ad avanzare verso ovest ma la resistenza dei nativi è indomita, inoltre il loro rifiuto categorico di lavorare al soldo dei bianchi, preferendo la morte alla schiavitù, rende l’occupazione molto meno fruttuosa di quella degli spagnoli nel sud. Verso metà del 1800 il presidente americano Grant ordina la soluzione finale, dando carta bianca ai generali. Il 26 dicembre 1862 si tiene l’esecuzione di massa di 38 capi Sioux, i cui corpi rimangono esposti per giorni come monito per i nativi. Pochi mesi dopo riescono a catturare il vecchio capo Apache Mangas Coloradas, lo torturano prima di decapitarlo e poi inviano il teschio al governo, che lo espone in un museo. Nel ’64 ecco il massacro di Sand Creek, i coloni conquistano il territorio Apache, i nativi vorrebbero arrendersi e trattare la resa, si avvicinano sventolando bandiere bianche. Ma hanno osato resistere e questo non è accettabile per i coloni, tutti i 200 prigionieri vengono fucilati mentre gli scalpi dei capi vengono amputati ed usati come ornamenti.
Lo sterminio dei nativi del nord America in questi decenni è tanto più raccapricciante perché portato avanti in modo scientifico. Nel 1800, gli Usa sono ormai una nazione e lo sterminio viene pianificato con agghiacciante freddezza. Gli indigeni che si ribellano vengono massacrati, mentre quelli risparmiati vengono rinchiusi nei campi di concentramento, le cosiddette “riserve indiane”. Mentre il Parlamento americano crea leggi apposite per autorizzare la pulizia etnica, come l’Indian Removal Act col quale nel 1830 si autorizzava la deportazione dei nativi per ragioni di sicurezza nazionale. Nel 1890 la “conquista del selvaggio west” come la retorica Usa ama ancora oggi chiamare questo genocidio, può dirsi conclusa. In tutto il nord America rimanevano in vita appena 250mila nativi. Erano 12 milioni quattro secoli prima.
Nelle americhe, sia del nord che del sud, tra il 1492 e il 1890 sono stati sterminati un numero compreso i 70 e il 115 milioni di nativi. Di gran lunga il più lungo e sanguinoso genocidio mai commesso nella storia umana.